, , , ,

Vendetta o perdono?

Ci vergogniamo a parlare di vendetta, ad ammettere l’esistenza di questa forma di giustizia selvaggia nei nostri cuori. Ci riempiamo la bocca di parole come “perdono” e cancelliamo una semplice realtà di fatto: quando riteniamo di aver subito un torto, se osserviamo con attenzione dentro di noi, scopriamo che il nostro primo e profondo desiderio è spesso di far provare le medesime emozioni negative a chi è stato causa del nostro male. Il nostro pensiero, esaminato con onestà, è a volte più orientato alla vendetta che al perdono. E se ci è successo che siamo riusciti a vendicarci, quindi a farla “pagare” al responsabile del torto subito, ancora una volta, osservandoci ed ascoltandoci con sincerità e senza maschere, ci troviamo spesso a dover ammettere che l’aver “pareggiato il conto” ci ha fatto sentire bene, in pace col mondo, riconciliati.

Non ci siamo mai vendicati?

Allora, per un istante, ripensiamo alla nostra ferita più profonda ed immaginiamo per un momento di essere riusciti a ripagare il responsabile con la stessa moneta, di avergli inferto un colpo identico. Esaminiamo ora le nostre emozioni, quelle vere, senza attenuazioni ed abbellimenti. Ammettiamolo… stiamo quasi tutti sorridendo, a quest’idea.

È un dato di fatto, che ci piaccia o meno, che risponda o meno all’immagine di noi stessi che desideriamo avere e trasmettere ed il primo passo è accettare questo nostro “lato oscuro”. Perché narcotizzarsi e reprimere le proprie ombre non significa affatto risolvere i propri conflitti, al contrario: ciò che si nega e rimuove si deposita e logora da dentro.

Al di là di ogni superficiale e facile “buonismo”, cerchiamo di capire se la vendetta ci faccia o meno bene, se sia o no positiva per chi la attua, da un punto di vista del benessere personale.

Iniziamo con una riflessione evolutiva: se la vendetta fosse qualcosa di controproducente per la sopravvivenza sarebbe stata eliminata dalla selezione naturale. In molti contesti (lavorativi nel mondo occidentale, tribali in quello non tecnologico) la vendetta può essere addirittura necessaria e funzionale per ribadire la propria forza e la propria autonomia. Nel corso dei millenni questa pulsione ha aiutato gli uomini ad affrontare problemi critici di sopravvivenza sia individuale che sociale. Ha consentito ai nostri antenati di tenere a bada il crimine, per proteggere i singoli individui ed il legame sociale. Similmente a quanto avviene per altri animali che vivono in comunità come gli scipanzé, i lupi ed i delfini.

E a livello interiore?

Una volta subito un torto è indubbio che si provi uno stato d’animo negativo e che sia necessario superarlo.

La vendetta dovrebbe servire proprio a questo: porvi fine e raggiungere il distacco mentale dall’evento sfavorevole.

Chi intraprende immediatamente il percorso del perdono, “in teoria” si pone subito sulla strada che lo condurrà al distanziamento dal torto e da chi lo ha messo in atto.

Chi, invece, studia la strategia di vendetta, resta necessariamente ancorato alla situazione spiacevole per tutta la durata della pianificazione.

Un recente studio pubblicato sulla rivista accademica Journal of Personality and Social Psychology  ci da risposte scientifiche sorprendenti. Ad un gruppo di soggetti a cui è stato volutamente inflitto un torto, è stata consegnata una bambola vodoo, da colpire per punire i responsabili dell’ingiustizia. Il primo dato emerso è che la maggioranza delle persone in grado di vendicarsi, ha scelto di farlo.

Tutti i soggetti  che si sono “vendicati” piantando spilloni sulle bambole, hanno confessato di sentirsi di umore migliore ed il loro stato d’animo era indistinguibile da quello dei soggetti che non avevano subito alcun torto. Chi non si è “vendicato”, pur avendo subito il torto, non era di umore altrettanto piacevole.

Altro studio del team svizzero diretto da Dominique de Quervain e pubblicato su “Science” ha documentato l’attività cerebrale di una serie di soggetti sottoposti ad un esperimento durante il quale si potevano “vendicare” di un torto subito. Durante la “vendetta” si è attivata la zona dello striato dorsale, una parte del cervello coinvolta con le esperienze di gioia e soddisfazione e che viene attivata anche dall’uso di cocaina. Dunque il nostro cervello è geneticamente programmato a provare piacere al pensiero (e nell’atto) di vendicare un torto subito.

Una giovane donna, che aveva scoperto il tradimento da parte del fidanzato, ha raccontato in una trasmissione televisiva di essere salita a casa di lui, aver sollevato la cornetta del telefono e di aver chiamato un numero intercontinentale, lasciando il ricevitore staccato e la comunicazione aperta. Una bolletta telefonica salatissima per il fedigrafo è stata la sua personale e soddisfacente vendetta. Ammettetelo: già leggendo questo resoconto avete provato piacere.

Alfred Hitchcock diceva: «Sapete perché la vendetta è così buona? Perché è dolce e non fa ingrassare.»

In termini psicologici si può affermare che  la “crudeltà” che ogni tanto dobbiamo esprimere è solo una versione più violenta di sentimenti di base “buoni”, come correttezza, coscienziosità e senso di giustizia.

Allora perché tutti ci dicono che la vendetta è “una brutta cosa” e che ci fa male?

Anzitutto perché la nostra società è narcotizzante, impegnata a trasmettere una versione zuccherata di ciò che siamo. E poi perché si confonde il naturale (ed a volte utile) desiderio di vendetta con la sua manifestazione patologica: il covare odio e rancore, il rimanere imprigionati emotivamente al torto subito a tempo indeterminato. Questo è effettivamente dannoso, non la vendetta in sé. E poi c’è un’altra riflessione da fare: se la vendetta (per sfortuna, difetto di pianificazione o altro) non ha successo, ci si sente peggio di prima, perché i torti subiti diventano due.

La vendetta può essere molto terapeutica, purché non necessiti di una pianificazione molto lunga, sia in qualche modo divertente, non penalmente rilevante, commensurata al torto subito e soprattutto possa andare a buon fine.

La vendetta simbolica.

Se non siete sicuri di riuscire nell’intento, optate per la vendetta simbolica, ad esempio procuratevi una bambolina e degli spilloni per sfogarvi liberamente. Oppure immaginate la vostra rivalsa come perfettamente riuscita ed assaporarne il sottile piacere, limitandola al segreto mondo delle vostre personali fantasie, dove tutto è possibile e lecito.

In alternativa, potete dedicarvi subito all’introspezione ed al distacco, passo che sarà in ogni caso opportuno compiere, sia che abbiate vendicato l’offesa subita, sia che non lo abbiate fatto.

La vendetta con amore.

Anche in amore si sente dire che “si deve” perdonare. Dissacriamo questo schema, perché in una relazione gli unici doveri sono di rispettare l’accordo che ci lega all’altro, di essere noi stessi ed accettare l’altro per quello che è. Se uno dei due viene meno al “patto” relazionale, facendo quindi un torto al partner, il perdono unilaterale non è affatto doveroso. Secondo Bert Hellinger può essere addirittura nocivo nella relazione, perché chi perdona si pone al di sopra dell’altro, in posizione di superiorità morale, ed il rapporto cessa di essere alla pari, situazione che ne mina le fondamenta.

Allora cosa fare, se si desidera che il rapporto relazionale vada avanti?

Nel rendere “occhio per occhio” o ricambiando il torto con uno maggiore di quello ricevuto, si entra in una spirale in cui ci si ferisce in continuazione a vicenda, in modo sempre più forte. Anche questo non va bene, spegne e devitalizza l’amore.

Bisogna vendicarsi, ma “con amore”. Significa ricambiare la ferita subita infliggendone una un po’ più piccola. Il bisogno di compensazione sarà soddisfatto, non si innescheranno circuiti viziosi ed il rapporto resterà alla pari, permettendo all’amore di restare vivo e vivace e sarà possibile il perdono, quello vero e proficuo che non può che essere reciproco e bidirezionale.

Io e il mio carattere” è un corso per approfondire questa differenza. Per riconoscere il proprio sistema difensivo ed osservare come influenza il proprio benessere, le proprie relazioni ed il piacere.

Vuoi scoprire il nostro Programma Tantra & Amore?
Compila il form qui sotto!


Vai alla scheda del corso “Io e il mio carattere“.

Se invece vuoi leggere altri articoli dedicati alla Crescita Personale e della Coppia, leggi… “Che cos’è la difesa caratteriale?” e “Esiste l’incompatibilità caratteriale?“.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *