Letteratura rosa, film sentimentali, canzoni e mass media ci hanno convinto che l’amore sia gelosia. Che l’amore sia l’innamoramento, che sia dipendenza, che sia “senza di te non posso vivere“, che sia “io sono tuo e tu sei mia“, che sia fare tutto insieme, stare sempre insieme, dirsi ogni cosa e non avere alcun segreto, che sia curare le ferite dell’altro e affidare all’altro la propria guarigione.

Quando invece queste non sono caratteristiche dell’amore, ma rientrano negli schemi di un relazionarsi immaturo, insano, all’insegna del possesso, della dipendenza affettiva, dell’infantile bisogno di attenzione, del bimbo che vuole sentirsi amato, accudito, guarito, senza assumersi la responsabilità del proprio benessere.

Amarsi significa essere completi, adulti, in equilibrio e scegliersi, perché insieme si sta meglio che da soli, ma da soli si sta comunque bene. Amarsi significa essere liberi, autosufficienti, mantenere la propria identità, la propria personalità, sapersi prendere cura di sé ed offrire attenzioni al partner come gesto d’amore incondizionato, affrancato da ogni dovere e da ogni bisogno. Possedere non è amare. Essere dipendenti non è amare.

Perfino la letteratura erotica femminile contiene modelli insani e tutt’altro che trasgressivi. In essa persiste il concetto che la sessualità maschile abbia bisogno di uno “sfogo meccanico“, che “entro certi limiti” è naturale e “perdonabile”, purché, una volta incontrata “l’anima gemella“, essa viri verso l’esclusività. Persiste anche il modello che la sessualità femminile abbia bisogno di coinvolgimento emotivo, che distingue la donna “pulita” da quella “sporca”. La donna riconosce l’uomo della sua vita perché è l’unico che “le dona orgasmi” di un’intensità mai provata. Perché un uomo è un bravo amante solo se “dona fantastici orgasmi” alla donna. 

Si tratta di modelli che sottintendono che il sesso sia comunque una “sporca faccenda” se non collegato con un grande coinvolgimento emotivo, soprattutto per la donna.

Anche le dinamiche sessuali tendono ad essere prevaricanti e ben lontane da una sessualità consapevole, tra adulti, dove si sperimenta insieme nella giocosità, nel consenso e soprattutto nella fiducia che il partner rispetterà i nostri “no” ed i confini della sperimentazione che abbiamo concordato.

Al contrario, lo schema proposto vede l’uomo (sempre sessualmente aggressivo) imporre l’attività erotica, anche estrema, con un semplice “fidati di me, ti piacerà“, che travalica anche i “no”. Ed è la logica sottesa dietro la maggior parte degli stupri (“Tanto poi ti piace“). Il fatto che alla donna della letteratura erotica, felicemente sottomessa e dominata sessualmente, piaccia sempre tutto, non solo è poco realistico, ma anche pericoloso come modello da proporre, perché sottintende un messaggio estremamente pericoloso: “se lo ami, se è la tua anima gemella, ti deve piacere tutto ciò che ti impone“. 

Dov’è l’aspetto maturo, giocoso e paritario della sessualità evoluta? Dov’è la sublime trasgressione della vera libertà sessuale di adulti che si scelgono e condividono la loro energia?

La sessualità è la nostra energia divina, più siamo adulti e liberi, più sappiamo e possiamo amare in modo maturo ed incondizionato, senza possesso, senza bisogno. Chi vive in questo modo la propria sessualità non piace al sistema, perché non è sottomesso, non è schiavizzabile, non è controllabile.

E allora, sii libero. Amati ed ama, e fai sesso (da solo o con un partner). Sii tantrico.

 

 

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