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Quanto siamo condizionati?

Un po’ tutti, un po’ troppo. Più di quello che pensiamo, soprattutto le donne.

Non serve una profonda introspezione per rendercene conto.
Iniziamo dalle favole, che costituiscono il primo imprinting delle bambine. Salvo rarissime eccezioni, ci propongono un modello abbastanza ricorrente quanto deleterio.
La principessa è sempre bellissima, i personaggi di aspetto banale sono banali, quelli esteticamente brutti sono anche cattivi (o lo sono stati e sono in attesa di redenzione). La principessa è vittima della famiglia e, per amore dell’unico familiare buono (che non si accorge mai della sua sofferenza), resta nella situazione di vittima, e non fa mai nulla per uscirne. Non prende a calci le sorellastre, non scappa di casa per sfuggire alla matrigna, non si ribella, non si fa valere. I cattivi sono sempre parenti aggiunti e solitamente femminili.
Quando la principessa viene schiacciata dai suoi carnefici, allora arriva il principe, che la salva e la sposa. In rari casi la purezza di lei ed il suo amore vero salvano lui, trasformandolo da brutto a bello. E vissero felici e contenti.

Introduciamoci ora nel romanzo di genere, la letteratura rosa.

Il modello è il medesimo, con piccole varianti.
Lei è vergine, oppure, se ha avuto delle esperienze sessuali, sono state pochissime ed insoddisfacenti, questo perché “non aveva incontrato l’uomo giusto”. Dunque è inconsapevole della propria sessualità e non conosce il proprio corpo. Ad un semplice sguardo si innamora pazzamente di lui, anche se lui la tratta malissimo e la fa soffrire (via libera a insulti e prepotenze di ogni tipo). Tuttavia appena i due si avvicinano è tutto uno scintillare di passione che li travolge, ma con iniziativa e redini rigorosamente in mano a lui, che non chiede mai il consenso di lei. Tutto quello che lui fa è perché è travolto dalla passione e nel farlo costringe lei a scoprire la sua sessualità, che è sempre inaspettatamente intensa. Siccome lui rifiuta il sentimento che sente dentro, continua a trattarla malissimo. Appena entrambi ammettono di essere innamorati, lui si trasforma in un orsacchiotto coccoloso e si sposano. Lei è sbocciata sessualmente grazie a lui e lui è stato redento e curato dall’amore di lei. E vissero felici e contenti. La sessualità appagante femminile è tollerata solo se poi è ricondotta al matrimonio, la carica erotica della donna si esprime solo con “l’uomo giusto” ed è lui a dare a lei gli orgasmi. Fondamentalmente lei è sempre passiva e sottomessa, teoricamente al cuore e alla passione, in pratica all’uomo. E soprattutto l’uomo cambia appena ammette di amarla. Smette di essere chi è sempre stato e diventa un’altra persona. Così. Si tratta di un modello relazionale talmente insano che è impossibile perfino da commentare.

Concludiamo con qualcosa di apparentemente trasgressivo, che dovrebbe finalmente portarci oltre: la letteratura erotica femminile.

Che modello ci propone?
Lei è la stessa creatura ignara ed inconsapevole dei romanzi rosa. È il lui a “costringerla” a scoprire la sua sessualità, e lo fa anche bruscamente e forzandole la mano, perché “lui sa quel che lei davvero vuole”.
Il loro rapporto sessuale è pirotecnico, ai limiti della fattibilità fisica e biologica, e lui “le fa provare” una serie di orgasmi come lei non avrebbe mai creduto di essere in grado di sperimentarne.
Lui è dominante, anaffettivo, interamente centrato sulla fisicità, lei passiva, per non dire obbediente, invariabilmente ansiosa ed insicura. Il preventivo consenso di lei viene raramente chiesto prima di mettere in atto nuove pratiche, più spesso si tratta di un’accettazione “al buio”. Nulla di quanto lui la obbliga a provare le risulta mai sgradito e perfino le pratiche che lei credeva non le piacessero, condotte da lui, si rivelano essere terribilmente eccitanti. Alla fine della storia, lei, con il suo amore e la sua dedizione, “salva” lui, curando la sua carenza d’affetto, mentre lui fa trasformare lei in una dea del sesso. E vissero felici e contenti.
Dunque, perfino nella letteratura erotica di genere, che dovrebbe essere il santuario della trasgressione femminile, ci viene proposto un modello di donna che ha bisogno di un uomo speciale per poter scoprire la sua sessualità.

Abbiamo o no bisogno di nuove favole?

Di donne che esplorano la loro sessualità e che vincono la loro fragilità da sole, ad esempio. Donne che si relazionano in modo sano e da adulte con l’uomo che le attrae. Donne che accettano o rifiutano il partner così com’è, senza mirabolanti trasformazioni. Donne che non delegano i propri orgasmi e la propria felicità alla perizia di un uomo o all’incontro magico con l’anima gemella. E di finali soddisfacenti anche senza matrimoni e figli.

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