“C’è un mito persiano sulla creazione del mondo che precede quello biblico. In esso è la donna a creare il mondo, e lo fa con un atto di creatività naturale che è suo e non può essere duplicato dall’uomo. Mette alla luce un grande numero di figli. I figli, grandemente stupiti da questo atto che essi non sono capaci di ripetere, si spaventano. Pensano: ‘Come possiamo essere certi che così come dà la vita non possa anche toglierla?’. E così, a causa della loro para di questa misteriosa capacità della donna, e della sua eventuale reversibilità, la uccidono”.

Frieda Fromm Reichmann, On the Denial of Women’s Sexual Pleasure (1956)

Alla radice di ogni reazione repressiva sull’espressione erotica femminile, ci sono una serie di tabù e condizionamenti patriarcali residui, tutti originati dalla paura.

Paura di cosa?

Paura della capacità generativa femminile, paura della possibilità (non piacevole ma tecnicamente fattibile) che ha la donna di sostenere un rapporto sessuale in qualsiasi momento, a prescindere dal suo stato eccitatorio (da questo punto di vista, la donna è “sempre” potente, l’uomo no), paura che le donne usino l’attrazione sessuale per guadagnare potere sull’uomo. Riassumendo: gli uomini temono di essere soggiogati e dominati dalle donne attraverso la loro sessualità.

Queste sono le principali paure che hanno indotto secoli di repressione e contenimento sessuale femminile. Paure talmente forti da giungere a condannare il piacere della donna, perfino nell’ambito matrimoniale. Non a caso si parla di “doveri coniugali” femminili e di “diritti coniugali” maschili.

Paure che non hanno impedito agli uomini di appropriarsi della risorsa rappresentata dalla capacità generativa femminile e di farla oggetto di profitto. Possedere e schiavizzare le donne significa anche sfruttarle come lavoratrici e oggetti sessuali.

Questo tipo di mentalità, pur essendo de-istituzionalizzata e stigmatizzata, è ancora presente, perché il mondo, a partire dal sesso, è ancora fatto su misura per l’uomo, mentre la donna resta latente e assoggettata.

Ecco dunque che la donna, fin da bambina, si trova sottoposta a pressioni e condizionamenti contrapposti, provenienti dal residuo patriarcale e dalle conquiste femminili:

– essere moglie “perbene” – essere appetibile come moglie, quindi apparire “per bene”
– dipendere da un uomo potente
– essere sottomessa all’uomo
– fare figli
– rispettare i tabù
– essere asessuale fino al matrimonio
– essere lavoratrice e indipendente
– fare carriera
– essere oggetto di piacere per uomini potenti
– essere sessualmente disinibita
– violare i tabù

Si tratta di spinte inconciliabili che generano inevitabilmente frustrazione, sensi di colpa, insoddisfazione. Sul piano corporeo si traducono in rigidità, blocchi perdita di sensibilità. Sul piano mentale in fantasie represse e tensioni. Sul piano emotivo in una serie di emozioni non riconosciute, non validate e non vissute. Sul piano energetico in una costante perdita di vitalità. Sul piano sessuale in una dimensione erotica compressa, limitata e insoddisfacente. Sul piano relazionale in una costante conflittualità o nell’incapacità di relazionarsi a livelli profondi e autentici.

Il tantra pone una grande attenzione al femminile e alla sessualità della donna, un percorso di crescita personale e relazionale ad approccio tantrico non può prescindere da un grande lavoro di destrutturazione dei residui patriarcali e ricostruzione della dimensione erotica femminile.

Il prossimo corso, in particolare, usa le fantasie sessuali della donna come strumento di conoscenza, autoconoscenza, consapevolezza e potenziamento dell’erotismo e del piacere.

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