L’inaugurazione di una nuova statua della “Spigolatrice di Sapri”, realizzata dall’artista Emanuele Stifano su commissione del comune, ha suscitato un clamore mediatico la cui eco ha trovato risonanza su scala mondiale, perché?

Perché Stifano non ha creato una paffuta e iper-vestita contadina di mezza età, invecchiata precocemente, stanca e sfatta dal duro lavoro nei campi e da un’esistenza misera, neanche ha realizzato un’interpretazione astratta o simbolica del personaggio femminile protagonista della poesia di Luigi Mercantini, ispirata alla fallita spedizione di Carlo Pisacane del 1857.

No, Stifano ha osato cimentarsi nello stile figurativo, dando vita ad una figura femminile sensuale, con una fisicità ed un erotismo vivi, che volge lo sguardo verso il mare e l’amore e viene risvegliata nel corpo e nell’anima da ciò che vede. Un risveglio reso con il simbolismo di una veste sottile, che il vento le incolla alle belle forme, svelandone la carica erotica, soprattutto un bellissimo sedere da far invidia alla Venere Callipigia.

Le polemiche lo hanno tacciato di sessismo e di insultare la figura femminile proprio a causa di una sessualizzazione del personaggio avulsa dal contesto storico. È stato detto che le spigolatrici erano anziane e sfatte, molto coperte e che quel derrière così conturbante distoglie l’attenzione dagli ideali nazionalistici che invece il monumento dovrebbe ispirare.

Si tratta di contestazioni che purtroppo evidenziano come nel 2021 in Italia ci sia ancora un serio problema di machismo e di censura, soprattutto nei confronti del corpo e della sessualità femminile.

L’arte usa il nudo da millenni, perché il corpo umano è meraviglioso e fonte di ispirazione artistica.

Gli antichi guerrieri ritratti nelle statue greche e romane, non sono forse raffigurati puntualmente senza abiti e senza veli, cioè nudi come la mamma li ha fatti, anche se di certo non era così che affrontavano le battaglie? Qualcuno crede davvero che le amazzoni andassero a combattere in topless?

Premesso che l’arte dovrebbe rispondere solo al giudizio estetico e mai essere vivisezionata da un punto di vista etico moralista, vogliamo riflettere sull’accusa di sessismo?

È più machista e patriarcale la Spigolatrice dal bel sedere o una qualsiasi pubblicità di un detersivo associata ad un’immagine rigorosamente femminile?
Essere “femministe” oggi non dovrebbe implicare un certo orgoglio per il corpo e la sessualità della donna, natiche incluse?

Questa reazione non sarà uno strascico di una cultura patriarcale in cui il corpo femminile è considerato vergognoso, impuro e fonte di tentazione? Quella stessa cultura in cui la sessualità della donna è intrinsecamente malvagia se disconnessa dalla finalità riproduttiva, quest’ultima da espletare entro precisi limiti?

Nella reazione indignata di chi ha addirittura chiesto l’abbattimento della statua della spigolatrice callipigia, non echeggiano forse il disprezzo, l’ostracizzazione e la persecuzione a cui sono da troppo tempo destinate le donne che vivono ed esprimono liberamente la loro dimensione erotica?

Nella nostra società la sbandierata apertura e libertà sessuale è in realtà solo una facciata che vi viene esibita, ma a cui non corrisponde un vissuto quotidiano effettivamente libero e consapevole. Se il corpo femminile iper-sessualizzato viene accostato a qualsiasi tipo di prodotto in vendita, senza che nessuno batta ciglio, le opere d’arte vengono censurate, la sessualità non dogmatica o non convenzionale viene osservata con diffidenza, condannata, repressa. Non ci riferiamo solo all’amore tra due donne, due uomini o infinite sfumature intermedie dell’espressione di genere, facciamo riferimento anche a situazioni come la coppia aperta, il poliamore o semplicemente alle donne che esprimono e vivono liberamente e senza tabù la propria sessualità.

È proprio in una società come la nostra, apparentemente più aperta e libera, che le donne ricevono fin dall’infanzia due messaggi contrapposti: uguaglianza e libertà sessuale da una parte e chiusura, discriminazione, inferiorità e censura sessuale dall’altra.

Questa enorme dissonanza cognitiva si traduce in un grande caos relazionale e in consistenti sofferenze erotiche femminili.

Per le donne è molto più difficile raggiungere l’orgasmo, superare la paura ed i tabù della sessualità, liberarsi della vergogna, dei sensi di colpa e del giudizio di “peccaminoso” che investono il proprio corpo, il proprio erotismo, il proprio diritto al piacere.

Nei tanti anni di lavoro sul campo con le donne, gli uomini e soprattutto con le loro difficoltà relazionali e sessuali, siamo testimoni viventi del peso di questi “strascichi” patriarcali sull’erotismo femminile. Ad esempio di quanto sia difficile, per le donne, accettare, esternare e liberare le loro fantasie sessuali, per accedere alla loro piena potenzialità orgasmica.

Non a caso abbiamo ritenuto opportuno dedicare un seminario specifico proprio a questo aspetto, usando le fantasie erotiche ed il loro enorme potere conoscitivo e liberatorio.

Se sei interessata ad approfondire questo argomento ti consigliamo il corso: “Fantasie ed eros”.

Clicca qui per i dettagli ——>