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Pecunia non olet, i soldi non puzzano

“Pecunia non olet, i soldi non puzzano.”

Secondo la tradizione classica “i soldi non puzzano” è la frase pronunciata dall’imperatore Vespasiano, in risposta al figlio Tito che gli rimproverava di aver messo una tassazione sull’urina raccolta nelle latrine gestite dai privati (ed usata per conciare il pellame) e di trarre in modo così poco elegante una delle maggiori entrate per l’erario. Con gesto sprezzante Tito avrebbe gettato alcune monete in uno di questi bagni (da allora soprannominati a motivo della tassa come “Vespasiani”) ed il padre le avrebbe raccolte, proferendo la famosa massima, ad indicare che il denaro è solo uno strumento e – come tale – privo di intenzione o connotazione di merito.

 

Denaro e spiritualità sono davvero incompatibili?

Usiamo il noto motto romano, ed il curioso aneddoto a cui è legato, per introdurre una riflessione sulla presunta incompatibilità del denaro e del benessere economico con i percorsi olistici, spirituali e di crescita personale. Chiariamo subito che l’idea che il denaro sia qualcosa di “sporco” e che una persona evoluta spiritualmente debba necessariamente e conseguentemente essere distante dalla solidità economica è solo un condizionamento culturale, generato da un sostanziale rifiuto della realtà, da una sua mancata accettazione per quella che è. E poiché ogni negazione genera un deposito interiore, che a sua volta determina la nascita di zone d’ombra, sensi di colpa e blocchi, sia emotivi che energetici, restare ancorati al giudizio negativo sul denaro può addirittura essere controproducente sul proprio percorso di crescita e benessere personale.

 

Il denaro come il sesso

Per fare un paragone molto pertinente, è la stessa cosa che accade con l’idea che il sesso sia “sporco” ed il conseguente conflitto fra ciò che è e ciò che invece si è convinti dovrebbe essere.

Il risultato di tali contrasti interiori è che si è ossessionati dai propri demoni, e quindi, nel nostro caso, sia dal sesso che dal denaro. Paradossalmente, più ci avviciniamo a percorsi spirituali ed olistici e più queste ossessioni sembrano emergere in modo massiccio. Non è neanche così difficile comprenderne il motivo: nel momento in cui iniziamo una seria introspezione ed osservazione di noi stessi, oppure una disciplina connessa con la coltivazione e la circolazione dell’energia, tutti i programmi e le convinzioni limitanti dormienti si attivano.

È un po’ come un antivirus che entra in azione per bloccare l’aggressione al consolidato sistema operativo.

Il denaro, dunque, è nel regno dell’ombra, insieme a tutte quelle cose che reprimiamo perché le desideriamo ed al tempo stesso le condanniamo e dunque non accettiamo il fatto di desiderarle. Ciò che nascondiamo ha potere su di noi, attira la nostra attenzione in modo subdolo, perché ci spinge ad atteggiamenti che il condizionamento ritiene appropriati ma che sono innaturali, come ad esempio il giudizio negativo plateale e la lotta contro il denaro e ciò che rappresenta. Esattamente come avviene con il sesso e con le scelte alimentari. Più il conflitto interiore tra desiderio e condanna è forte e più l’argomento diventa ossessivo, più non vogliamo pensarci e più ci pensiamo, più rifiutiamo di desiderarlo e più lo bramiamo.

Ecco che il deprecato denaro diventa paradossalmente il nostro Dio e continua a dominarci finché non ammettiamo che è importante, che lo desideriamo, finché non accettiamo che la stabilità economica è parte integrante e fondamentale della vita, finché non ci togliamo la maschera da virtuosi e profondi, saggi ed illuminati, che ci impone di aderire a come pensiamo dovrebbero essere tali persone.

 

Il primo passo

Come per ogni zona d’ombra, il primo passo è ammettere che vogliamo godere delle cose materiali e che desideriamo possedere tanti soldi. Non c’è nulla di male in questo. Abbiamo un corpo, il quale necessita di attenzioni fisiche e prova piacere nella materia. Viviamo in un tempo ed in un luogo in cui le cose materiali si ottengono con il denaro, dunque ambire al benessere, all’abbondanza ed alla ricchezza è perfettamente naturale. Corrisponde al radicamento e caricamento del primo chakra.

Accettare l’esistenza di questo desiderio non significa idolatrare il denaro e metterlo quale unico e fondante obiettivo da raggiungere, che equivale all’estremo opposto della negazione ossessiva e – come ogni fissazione – rappresenta una perdita di energia ed un freno al percorso di crescita personale.

Il tipo di accettazione “utile” è sempre quella senza giudizio, quella che osserva ed indaga l’origine del desiderio, scremandolo dai condizionamenti indotti, dai falsi bisogni, dalla programmazione culturale.

È in questo modo che ridimensioniamo l’importanza del denaro, sottraendogli l’eccesso di attenzione e liberando così potenti energie “utili” al nostro percorso di crescita personale. Si tratta di riuscire a porre una certa distanza tra noi ed il pensiero, di scoprire che noi non siamo definiti dalle nostre ossessioni e dalle nostre paure, siamo altro.

Fra i vari fattori utili al conseguimento di questo obiettivo c’è il benessere economico, che non è nulla di più, ma neanche nulla di meno di questo: uno strumento di cui possiamo avvalerci.

Mettere tale distanza e distinzione tra noi ed i soldi è il secondo passo fondamentale. È quello che ci fa capire che non siamo al mondo per guadagnare denaro, da spendere in beni di cui non abbiamo bisogno, ma siamo nati per creare qualcosa in sintonia con il nostro cuore e la nostra anima ed i soldi sono necessari ed utili per raggiungere tale obiettivo.

In altre parole il denaro è come la magia, non esiste magia buona e magia cattiva: la magia è una sola. L’utilizzo che ne viene fatto la rende “bianca” o “nera”. Così come la rete internet non è “negativa” o “positiva” ma solo uno strumento, il cui uso può agevolare la realizzazione di cose sublimi o infime. Allo stesso modo i soldi non sono “sporchi” e neanche “puliti”, sono uno strumento di scambio utile per ottenere beni, azioni e servizi che aumentano la stabilità materiale ed il benessere individuale e collettivo.

Il denaro è uno strumento anche energetico, che svolge per il corpo sociale lo stesso ruolo che il sangue svolge per quello fisico. Se vogliamo rappresenta una riserva di energia che possiamo scambiare e conservare. È energia da usare per convertire i nostri processi creativi in realtà concreta.

E dunque non c’è che da concordare con Vespasiano: i soldi non puzzano…


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