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Parliamo dello stile caratteriale e come questo influenza la nostra vita

Parliamo dello stile caratteriale e come questo influenza la nostra vita.

Il “carattere”, più  propriamente chiamato “difesa caratteriale”, è un insieme di strategie sviluppate nell’infanzia per proteggerci da bisogni non soddisfatti. Queste strategie vengono espresse nel nostro comportamento, idee, convinzioni e anche negli atteggiamenti corporei che spesso hanno influenza sull’intimità nella relazione. Ognuno di noi sviluppa la propria difesa caratteriale, da zero a sette anni per aiutarci a “sopravvivere al meglio” nel nostro sistema familiare durante l’infanzia.

Questi meccanismi imparati cosi presto, diventano “spontanei”, ci appartengono cosi tanto, che se tutto questo rimane inconsapevole e inconscio, da adulti potrebbero generare reazioni automatiche continue, che ostacolano spesso la sintonia, l’armonia e l’intimità con le persone che ci amano, oppure possono compromettere la personale abilità di avere successo nella propria vita, dal momento che spesso alcuni comportamenti automatici tendono a boicottarci. Divenire consapevoli del proprio carattere permette di essere registi della propria vita e non soccombere al proprio comportamento inconscio e istintivo. E’ importante comprendere che i tipi di carattere non sono patologici, ma sono normali comportamenti umani e che causano grosse difficoltà nel rapporto intimo, nella normale vita quotidiana e lavorativa.

Vediamo le tipologie di carattere più riconoscibili:

L’Abbandonato. Chi non ha avuto uno stretto e sufficiente legame con i propri genitori o non è stato sufficientemente amato, accudito e curato, da adulto sentirà probabilmente, dentro di sé, la paura di essere abbandonato.

Episodi del partner che minano la propria sicurezza, facilmente attiveranno il vecchio terrore di essere abbandonato come nell’infanzia. Questo carattere mostra una tipica fragilità derivante da un senso elevato di abbandono e sente come vero che qualsiasi cosa gli venga offerta non è mai abbastanza.

Farà di tutto per non essere lasciato dal partner “lavorando” molto per mantenere un legame stabile nella relazione; quasi mai quello che riceverà dall’altro  o dall’esterno, colmerà un vuoto che invece è dentro di se: vuoto di coccole, sesso, gesti amorevoli, cure. Ricercherà costantemente qualcosa o qualcuno che colmi questi bisogni che sente non soddisfatti, ma a lungo andare lo schema si ripeterà. L’abbandonato avrà necessità di sapere tutto del partner: cosa fa, dove va, cosa pensa. Pretenderà che il partner pensi e voglia tutto quello che vuole anche lui; sarà ipervulnerabile e sensibile alle sensazioni corporee (dolori e malattie di ogni tipo) e alle situazioni (basterà un atteggiamento di rifiuto del partner per farlo stare male). Frequentemente esagererà sentendosi vittima di tutto e tutti.

L’Invaso. Chi ha vissuto da bambino momenti in cui è stato eccessivamente controllato (anche solo con uno sguardo insistente e severo), richiamato, limitato nei movimenti e nelle espressioni, da adulto avvertirà la paura di essere invaso o dominato.

La vicinanza diventa un avviso che il pericolo è imminente, i sentimenti non sono fatti per lui, è molto rigido sulle decisioni e sa bene cosa vuole e come “è fatto”. Spesso gli altri si sentono feriti dalla sua inaccessibilità e dalla rigidità nel prendere posizione, ma a quel punto lui pensa che ci sia qualcosa che non va negli altri e non in lui.

Si sente distaccato dalla gente, gli piace essere indipendente, gestire la propria vita e fare quello che vuole, riesce ad avere rapporti solo con chi rispetta i suoi confini. Di solito gli piace lavorare da solo o essere il leader del team, è una persona molto affidabile e una crisi sentimentale non ne mina l’efficienza pratica, anzi, condizionare la performance in base ai sentimenti è vissuto come perdita di tempo. L’invaso ama sport estremi capaci di amplificare le emozioni e le sensazioni corporee; sente poco ed esprime poco i sentimenti.

Raramente apre il proprio cuore all’amore: se sceglie un amante simile a lui troverà più sintonia, se invece sceglie qualcuno che è caldo e affettuoso, con la speranza che ciò lo apra e lo ammorbidisca o lo faccia sentire più vitale, è condannato al conflitto.

L’invaso, con la propria attitudine ad irrigidirsi, tende ad auto-invadersi, ad amplificare anche col proprio contributo le invasioni che arrivano dall’esterno, e questo ostacola il contatto con i suoi sentimenti ed emozioni. Ha difficoltà a parlare di sé, ha confini molto rigidi nelle convinzioni, nelle opinioni, ma anche negli spazi. Tende a recuperarli rapidamente aumentando la distanza, spaventando o addirittura offendendo gli altri.

Ha un modo di essere molto solido, pratico, rigido, con convinzioni nette su ciò che è giusto o sbagliato, bianco o nero. “Indossa” una corazza e difficilmente nutre sentimenti nel cuore; il sesso è preferito senza troppo coinvolgimento emotivo o intimità, paradossalmente riesce ad aprirsi di più con un estraneo che col partner, col quale più facilmente potrebbe diventare troppo intimo.

Il “Come se”. Il terzo tratto caratteriale, il più diffuso, è un tratto che comprende i due precedenti e li arricchisce con ulteriori stratagemmi. Chi appartiene a questo terzo gruppo sente sia l’ansia dell’abbandono che dell’invasione e generalmente vive in uno stato di confusione, per cui prova sempre ad aggiustarsi.

Il carattere “come se” è tipico di chi nell’infanzia ha ricevuto messaggi contrastanti dai propri genitori, uno di invasione, l’altro di abbandono, oppure non è stato riconosciuto e accolto per quello che era, non è stato rispecchiato empaticamente. In altre parole ha ricevuto segnali miranti al doversi aggiustare o diventare qualcosa o qualcuno: se per esempio veniva sgridato spesso dai genitori per le proprie azioni, avrà la sensazione di non andar bene così come è e di doversi comportare “come se” fosse una persona diversa da come in realtà è e si sente. Ecco da dove deriva il nome di questo gruppo.

Da adulto non accetta che qualcuno gli dica cosa dire, fare e come agire. Quando le cose si fanno emotivamente intense cambia argomento o si annoia; è impaziente nei confronti delle fragilità, dei sentimenti e delle sofferenze, delle debolezze, dei desideri e dei limiti umani suoi e di chiunque altro.

Spinge se stesso al di là dei limiti salutari e si aspetta lo stesso dagli altri. Vuole sapere disperatamente chi è ma, con il solo riferimento interiore del suo carattere, non sa come fare, per cui compensa l’assenza di una identità interiore attraverso la creazione di un’immagine di se stesso legata al denaro, alla fama, alla posizione: insomma, recita un personaggio che ritiene “giusto” in quel momento o in quel periodo.

Diventa così un perfetto attore e da adulto vive la vita cercando di diventare perfetto per il ruolo che si è dato. Per esempio fa il bravo bambino con l’illusione di soddisfare a distanza di tempo i bisogni dei propri genitori, oppure personifica qualsiasi altro ruolo che ritiene appropriato in quel frangente, come il ribelle, l’alternativo, ecc.

Il “come se” di solito tende ad isolarsi da se stesso, è bloccato, incapace di unirsi alla voce centrale del proprio corpo che pure gli fornirebbe sostegno, saggezza e spiritualità. È bloccato come se non riuscisse ad accettare la propria fallibilità che, se fosse mostrata, porterebbe compassione negli altri, nel partner e magari anche in se stesso.

Per lui l’unica salvezza è unirsi alla propria voce corporea più autentica e scoprire una conoscenza di se stesso più profonda e vera. Di solito vive alla continua ricerca del significato della vita a causa del messaggio ricevuto di non andare bene così com’è.

Non gli piace che gli si dica cosa fare, trova di frequente tante ragioni per dire di no: il “no” a ogni proposta è un modo per prendere distanza, almeno inizialmente, per poi valutare con più calma e magari trasformare qualche no in sì, creando però un meccanismo estenuante per chi gli sta vicino. Ha un’idea molto definita di come le cose dovrebbero essere e di come i fatti dovrebbero andare.

Non è autentico, perché crea un’immagine costruita di se stesso percependosi quindi in modo diverso da come è realmente, vivendo “diviso” e “separato” da se stesso, dal corpo, dalle emozioni e dalla vitalità. Per lo stesso motivo è solito ingrandire o sminuire i fatti e le situazioni a proprio tornaconto, a seconda dell’idea che ha sull’argomento o di quello che vuole comunicare.

Alcuni semplici esempi sono: “Arrivi tardi ogni volta” se vuole rimarcare che accade la maggior parte delle volte, oppure “Ho sbagliato tutto” per dire che qualcosa è andato storto, o infine “Ho pescato un pesce di 7 kg” per dire che era al di sopra delle proprie aspettative, ma magari era molto meno.

Nei rapporti intimi ha un atteggiamento sia troppo lontano sia troppo vicino poiché sperimenta simultaneamente la paura di essere abbandonato o di essere invaso.

Un tipico atteggiamento è quello di visualizzare in anticipo le situazioni che si aspetta di vivere, per esempio un incontro, un atto di amore, e si attiene al film che si è fatto, trattando se stesso e l’altro come oggetti.

Talvolta, attraverso una profonda apertura del cuore, il “come se” può temporaneamente svegliare il proprio corpo e in tal modo stabilire un autentico legame con l’io interiore che conduce a un’esperienza essenziale con l’altro.

Se riesce ad accettare il proprio carattere senza orgoglio e senza rimorso, può avere l’opportunità di conoscersi in profondità, di amare e lasciarsi amare, riuscendo a entrare in contatto con i sentimenti dell’altro.

Il sistema di difesa che abbiamo sviluppato è la capacità di adattamento che abbiamo trovato come unica possibile per continuare a vivere a “quel” tempo; solo comprendendo profondamente questo aspetto potremo aprirci al riconoscimento di queste parti di noi e poi integrarle, aprendo il cuore a noi stessi. Soltanto riconoscendo le varie sfaccettature del carattere è possibile ritornare più autentici anche nel corpo, imparare a interrompere tali meccanismi di difesa quando non servono, come nei momenti di amore e intimità col partner.

Se vuoi saperne di più, comprendere meglio il tuo stile caratteriale, conoscere gli strumenti per imparare a gestirlo e avere così relazioni più sane e una vita più appagante, puoi chiamarci al 3283083753 (Gloria) o 3475918384 (Maurizio), o partecipare al corso: “Io e il mio carattere” dove parleremo di questo argomento in maniera specifica.


Io e il mio carattere” è un corso utile per comprendere queste dinamiche, riconoscere il proprio sistema difensivo e osservare come influenza il proprio benessere e le proprie relazioni.

Si svolge nei pressi di Volterra, tutti gli anni nel mese di ottobre.

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