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La sindrome del gemello scomparso

Ti senti inseguito, morso e sovrastato da un enigmatico malessere che non sapresti neanche definire, un’ombra che percepisci a livello emotivo.

 

È come se dentro di te ci fosse una lacerazione insanabile, come se qualcosa di sconosciuto ti avesse ridotto l’anima a brandelli.

 

Sei sempre stato immerso in un senso di solitudine costante, di vuoto incolmabile che desideri riempire ma non sei mai riuscito a farlo. Perché non sai cosa sia e da dove venga.

 

Tendi ad attaccarti ossessivamente alle persone, a qualunque costo. Ti percepisci come “diverso”, “alieno” ed in qualche modo “incompleto”.

 

La morte e la mortalità sono da sempre tue compagne di viaggio, come se facessero parte di te, come se fossi sopravvissuto ad un disastro di cui non hai memoria. A volte non ti senti degno di essere vivo e te ne fai una colpa.

 

Senti l’impulso di “dover salvare qualcuno” o di “dover essere salvato”.

 

Ti senti attratto dai gemelli e da tutto ciò che li riguarda, ti affascinano.

 

Magari sei anche mancino o nel corso della vita ti sono state rimosse delle cisti che contenevano tracce di ossa, capelli ed epidermide o altri frammenti di organi, che non avevano motivo di essere dove sono stati trovati.

Se ti sei riconosciuto in uno o più di questi sintomi emozionali o fisici, esiste la possibilità che durante la fase embrionale della tua esistenza, tu abbia avuto un gemello e che poi questo sia morto. E che il tuo malessere derivi da quel trauma, dal quale, non avendone conoscenza, non ti sei ripreso. C’è un buco nella tua linea esistenziale che non hai avuto la possibilità di definire, elaborare e riempire.

 

Si chiama “sindrome del gemello scomparso” o del “gemello fantasma” o “del gemello superstite” e sarebbe molto più diffusa di quello che immaginiamo.

 

Lavorare con le costellazioni familiari permette di individuare, osservare e trasformare anche questo tipo di trauma prenatale, consentendo di avviarsi verso un percorso di riconciliazione col senso di colpa nei confronti del nostro gemello perduto, con il dolore e la solitudine che il distacco improvviso da lui ci ha procurato, con il senso di vuoto e di incompletezza che ha generato in noi la perdita di quella che percepivamo essere una parte di noi stessi. Un percorso che passa per la consapevolezza che non abbiamo alcun potere sui processi di selezione naturale che portano la gestazione a mutarsi da gemellare in singola.

 

Da un punto di vista medico, le gravidanze che iniziavano come gemellari e terminavano con il parto di un solo bambino sono state descritte fin dal 1945. Nel 1989 si appurò che nel 4% delle gravidanze gemellari, uno dei feti misteriosamente moriva o scompariva verso il terzo mese di gestazione, senza lasciare traccia all’interno dell’utero.

 

Le nuove tecnologie di indagine prenatale indicano che le gravidanze gemellari sono molto meno rare di quanto inizialmente si ritenesse. Le stime non sono concordi, ma si ritiene che almeno una gravidanza su 10 inizi in questo modo, e poi, nei primi tre mesi di gestazione, il feto sparisca, riassorbito dalla placenta, dall’utero, dal feto superstite oppure trasformato in una ciste calcificata (Teratoma fetale) dell’utero materno. In assenza di accertamenti precoci, la gravidanza può diventare singola senza che ci si accorga che sia iniziata come gemellare.

 

Il frequente ricorso a tecniche di fecondazione assistita, con il conseguente aumento di gravidanze gemellari immediatamente identificate come tali, conferma l’alta possibilità di “sparizione” di uno o più gemelli nelle prime fasi di gestazione, come ben sanno le coppie che in questo modo sono diventate genitori.

 

La scienza medica ha rilevato come i gemelli sopravvissuti siano più frequentemente esposti a malesseri di tipo fisico, soprattutto se il decesso dei gemelli scomparsi è avvenuto nelle prime fasi di sviluppo embrionale.

 

La psicologia prenatale sta cercando di capire quanto l’embrione sopravvissuto possa soffrire per questo lutto precoce. È difficile capire quanto l’embrione possa o non possa percepire nei primi tre mesi di gestazione. Fino a non molto tempo fa si riteneva che la vita psicologica di un individuo iniziasse dopo la nascita, oggi, invece, si ammette che esista o possa esistere una vita psichica embrionale e che l’ambiente intrauterino sia a tutti gli effetti un luogo di apprendimento psico-emotivo, forse il più importante, perché è quello in cui siamo immersi nel primissimo processo di formazione, che ci porta dallo stadio di due cellule che si uniscono a quello di esseri completamente sviluppati.

 

Gli embrioni hanno una memoria? Molti ricercatori ne sono convinti e ritengono che inizi a partire dal concepimento e che molti problemi psicologici, affettivi e somatici degli adulti abbiano origine nella vita pre-natale. Si tratta inizialmente di una memoria biologica, che precede addirittura la completa strutturazione del sistema nervoso, come quella degli organismi cellulari semplici, che hanno coscienza della propria separazione dall’ambiente circostante e agiscono in risposta al mutare delle condizioni ambientali. Secondo alcuni studiosi la memoria embrionale, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, è la più influente e formativa.

 

Sappiamo che appena le mani si formano, intorno alla nona settimana di gravidanza, i gemelli le intrecciano. Si prendono per mano. E sappiamo anche che il senso del tatto in quel momento si sta sviluppando, proprio in direzione delle mani e dei piedi. Dunque, appena sono in grado di sentirsi, i gemelli si toccano. Durante il quarto mese di gestazione i gemelli giocano, hanno dei movimenti uno verso l’altro che non si riscontrano nelle gravidanze non gemellari (a dimostrarlo è stato uno studio pubblicato da ricercatori italiani).

 

Poco dopo sappiamo che il feto reagisce alle emozioni materne. Avvenuto il parto, la vicinanza del gemello risulta tranquillizzante per il neonato, mentre la separazione origina agitazione. Prima di apprendere a dire “mamma” i gemelli pronunciano come prima parola l’uno il nome dell’altro.

 

Il legame che unisce due gemelli è qualcosa di estremamente profondo, perché inizia con la formazione embrionale di entrambi e dura per tutta la vita, perfino a distanza. Sono in continua interazione tra di loro e si condizionano sia a livello psichico che fisico. Si parla di complementarietà marcata, di legami simbiotici e perfino di fusione d’identità.

 

L’interruzione improvvisa e traumatica di questa connessione così potente è un evento di portata totalizzante. L’embrione perde una parte di sé, un compagno esistenziale. Non era mai stato solo, fino a quel momento, non conosceva la possibilità di assenza dell’altro, non conosceva la morte. Un simile dolore così precoce e così assoluto può lasciare tracce molto pesanti nello sviluppo del neonato, ed accompagnarlo in tutta la sua vita.

 

Va precisato che non tutti i gemelli superstiti sono destinati a soffrire da adulti per questo trauma prenatale così importante, perché si tratta di un evento che è parte integrante della selezione naturale e quindi la possibilità di recupero è biologicamente “prevista” nell’organismo stesso. La storia evolutiva ci ha selezionato e strutturato per sopravvivere e superare la separazione dal gemello defunto. È pur vero che non sempre ciò che la natura prevede e predispone, poi si rivela così semplice da attuare. E se non abbiamo superato questo trauma, le sue conseguenze possono causarci malesseri anche molto importanti, per il resto della vita. Disturbi che non riusciamo superare perché ne ignoriamo l’origine.

Diventare consapevoli è sempre il primo passo per affrontare e risolvere i traumi storici della nostra esistenza e la sindrome del gemello scomparso non fa eccezione, anzi, se vogliamo, può esserne l’emblema.

 

Le costellazioni familiari possono essere un valido strumento per divenire consapevole di questa eredità condizionante e per trasformarla.

 

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