Le restrizioni sociali connesse con l’emergenza Covid hanno determinato un netto incremento delle connessioni digitali. Si è ricorsi al web per fare la spesa, tenersi aggiornati, mantenere i contatti sociali, per lavorare, per la didattica, per il tempo libero e perfino per la sessualità.

 

Con quali conseguenze? Un fenomeno già in atto ha subito una grande accelerazione. Parliamo dell’alienazione, della mutazione digitale dell’umanità, dell’assimilazione.

 

 

 

Franklin Foer, nel suo libro “I nuovi poteri forti. Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi” ha lanciato un monito circa la sempre maggiore alienazione a cui siamo soggetti e della quale non riusciamo a renderci conto, fino al punto da delegare la facoltà di pensiero. Più sfruttiamo le potenzialità digitali della connessione globale e più diventiamo “cose”, fornitori di dati che vengono classificati, indirizzati, utilizzati dai nuovi poteri forti nell’economia digitale, che trasforma ogni click in un’occasione di profitto. Il filosofo Byung-chul Han rincara la dose, evidenziando come siamo vittime volontarie e che il meccanismo digitale agisce al di sotto del livello di consapevolezza, andando a modificare il nostro comportamento, la nostra percezione, il nostro pensiero ed il nostro modo di vivere le relazioni. Lo psicanalista Massimo Recalcati parla di “alienazione ipermoderna” che consiste nell’immersione costante nella rete, in un processo di assimilazione in cui l’individuo scompare, viene privato della sua presenza sensoriale e corporea, fino alla sostituzione del mondo vero con quello digitale.

 

 

Una nuova era a cui adattarsi? Non senza subire spiacevoli conseguenze.

 

Delegare il pensiero, scollegarsi dalla rete relazionale, alienarsi dallo spazio, dal tempo e dal corpo, influisce sulla nostra salute fisica e mentale. Lo psicoanalista Luigi Zoja osserva come di pari passo con l’aumento dell’immersione digitale, si registri nell’ultimo decennio un crollo generale delle attività sessuali.
Le numerose ricerche in essere sulle conseguenze della pandemia sulla salute e la quotidianità confermano questo dato. Le attività sessuali sono calate e continuano a calare, di pari passo con l’aumento dell’assimilazione digitale. E non è un elemento sorprendente, perché meno presenza fisica e mentale significa meno energia vitale e quindi meno eccitazione erotica, meno percezione del piacere.

 

Cosa fare, dunque?

Rivendicare i propri spazi di presenza fisica, disconnettendosi ogni tanto dal digitale. Riscoprire il proprio corpo, le proprie emozioni e soprattutto curare la rete relazionale affettiva.

 

 

 

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