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Etica e deontologia professionale

Etica e deontologia professionale

Sono molti gli errori in cui fin troppo spesso si incorre, anche in buona fede, nel counseling, nel coaching, ma per estensione in tutti quei rapporti professionali che prevedono una figura al cui supporto il cliente si affida in un momento vulnerabile della sua esistenza.
Si va dai più eclatanti casi in cui il cliente, convinto di aver “ingaggiato” un aiuto per gestire problemi attinenti la vita relazionale, si ritrova a subire contatti fisici intimi o prestazioni sessuali vere e proprie, fino alle situazioni solo apparentemente innocue, ma non meno errate, sia per la conquista dell’obiettivo di crescita e benessere personale, sia per la deontologia del professionista.

Uno di questi casi riguarda l’invertirsi dei ruoli. L’operatore che racconta i suoi problemi personali e le sue infelicità al cliente. È un errore ed una mancanza di rispetto intollerabile.
Chi si affida ad un professionista in un momento di sofferenza, mette a nudo la sua anima, i suoi dubbi e le sue insicurezze, e per questo è estremamente vulnerabile.
Si tratta di un’esposizione indispensabile per l’efficacia di qualsiasi percorso di sostegno, un’apertura che è il punto di partenza su cui il percorso stesso viene costruito.
Il cliente deve poter contare sulla certezza che il professionista possa ricevere e gestire emotivamente le informazioni che gli vengono raccontate, da cui può e deve essere coinvolto ma non sconvolto o sopraffatto. Se il professionista inizia a raccontare i suoi drammi personali al cliente, non solo si mostra incapace di gestire emozioni e problemi specifici, ma carica il cliente vulnerabile di un peso emotivo che non gli appartiene e che non gli compete ricevere. Lo turba inutilmente ed aggrava la sua fase sofferente, rallentando il suo percorso di crescita. Fa esattamente il contrario di quanto dovrebbe fare, peggiorando lo status del cliente stesso.

Ancora un altro esempio, perfino più sottile: lo scambio di prestazioni. Io faccio una seduta di counseling a te e tu fai, in cambio, una seduta di shiatsu a me. Non va bene. Entrambe le prestazioni richiedono un rapporto cliente-operatore che non può e non deve essere di pari livello, e non stiamo parlando del compenso economico, ma delle posizioni di fruitore e datore.
È un po’ come il rapporto fra insegnante e allievo: per funzionare e portare a dei risultati concreti dal punto di vista formativo, lo studente deve essere certo che il maestro ne sappia più di lui ed a lui si deve affidare, nella certezza che gli trasmetterà il suo sapere ed un metodo per proseguire negli studi, nel momento in cui avrà ricevuto tutto quello che l’insegnante può dargli. Quest’ultimo, da parte sua, non dovrà mai abusare di questa fiducia per esulare dal suo compito, fuorviare l’allievo, rallentarne l’apprendimento per prolungare il rapporto o camuffare la sua impreparazione quando non ha più niente da insegnare.

Ecco, dunque, la raccomandazione: se il professionista a cui vi affidate vi racconta i suoi guai, se vi spinge ad una intimità fisica non opportuna, se vi suggerisce o impone attività erotiche non richieste o se vi propone lo scambio di prestazione: analizzate con attenzione il motivo che vi ha spinto a rivolgervi a lui o lei ed i progressi che avete fatto. Probabilmente scoprirete di non aver migliorato la vostra situazione o di averla peggiorata. Fatevi coraggio e prendete seriamente in considerazione di cambiare professionista, magari anche di segnalare i casi più gravi di comportamento scorretto alle opportune sedi.


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