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E vissero insieme, infelici per sempre

Quante coppie di lunga data stanno insieme non in virtù di un amore effettivamente duraturo e maturo, ma per motivi che con il legame affettivo non hanno niente in comune?

Cosa spinge le coppie separate nel cuore, prive di amore pulsante e di complicità, a restare comunque insieme, a trascorrere anni ed anni sotto lo stesso tetto di infelicità evitabile, senza dividersi e voltare pagina?

La dipendenza economica

Separarsi e divorziare implica ingenti spese, difficoltà finanziarie e spesso anche un cambio, in peggio, del tenore di vita a cui si è abituati. Uno dei due partner deve necessariamente rinunciare alla casa, sulla quale ha investito risorse, e trovare un’altra soluzione abitativa, magari andando ad affrontarei gli oneri di una locazione, quando l’immobile dove vive è invece di proprietà, ad esempio.
Soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali, il partner non autosufficiente economicamente si sente spesso costretto per questo a restare nel matrimonio. Questa figura svantaggiata, che storicamente era la donna, discriminata e priva delle risorse sufficienti per essere autonoma, nei nostri giorni è diventata e sta diventando progressivamente quella maschile, anche in presenza di un lavoro stabile. I mariti-padri, infatti, in caso di separazione e divorzio, sono particolarmente soggetti a spese molto pesanti e a notevoli difficoltà finanziarie.

I figli

“Stiamo insieme per i figli”. Molte coppie infelici, anche in una relazione insana e critica, restano insieme per evitare che i bambini soffrano.
Si tratta di una pia illusione. La sola presenza fisica di entrambi i genitori non è sufficiente a garantire il loro sviluppo armonico. Se mamma e papà litigano, battagliano, si insultano o sono comunque troppo presi dalla loro crisi per accudire i figli con la necessaria attenzione e serenità, gli effetti di questo “stare insieme per forza” saranno anche peggiori di quelli di una separazione. Soprattutto in considerazione del fatto che ci si può separare in modo pacifico e civile, mantenendo un sano e saldo rapporto genitoriale e senza denigrare nessuna delle due figure di riferimento. È la lontananza emotiva a creare problemi, non quella fisica.

Il legame matrimoniale

Separazione e divorzio sono stati visti per molto tempo come socialmente disonoranti, con la conseguenza che la paura della macchia sulla reputazione ha tenuto insieme molte coppie, soprattutto in contesti molto conservatori o molto religiosi. Questo tipo di condizionamento sta perdendo gran parte della sua presa. Si potrebbe aggiungere anche il peso religioso della promessa matrimoniale “finché morte non ci separi”, ma poiché di tale promessa fa parte anche la fedeltà, e questo non ha mai impedito a mogli e mariti di commettere adulterio, anche nelle ere storiche più “bigotte”, è più credibile che l’aspetto “pubblico” del divorzio e della separazione abbia inciso molto più della paura di violare la promessa fatta davanti a Dio.

La paura della solitudine

Restare insieme per non rimanere da soli è uno dei peggiori motivi che si possano argomentare per mantenere un legame di coppia non funzionante. Quella di stare da soli è una paura infantile, ma se per il bambino è adattiva e funzionale (perché non è in grado di accudirsi da solo e la sua sopravvivenza dipende dai genitori), per l’adulto è sabotante. Queste coppie non sono felici, si sgretolano progressivamente, perché il collante non è l’amore ed il piacere di stare insieme ma la paura di stare soli. E purtroppo questo tipo di fragilità e di dipendenza tende ad essere trasmessa ai figli.

Il legame vittima-carnefice

La coppia in cui un partner è insicuro e svalorizzato, con un disperato bisogno di attenzione e l’altro è il dominatore che sfoga la sua frustrazione sulla vittima, può sembrare ben assortita e complementare, ma in realtà è tossica. Non è una coppia, è un incastro di bisogni in cui la sofferenza è onnipresente. Il partner debole si aggrappa sempre più al suo “carnefice”, perché anche nell’essere maltrattato riceve quelle attenzioni che lo nutrono. Quello dominante, nutrito dalla palese sofferenza della “preda”, insisterà con il suo atteggiamento e non si sentirà mai pienamente appagato. Non c’è amore, è un gioco di specchi più o meno in equilibrio, dove entrambi i partner sono infelici.

La buona notizia è che ogni coppia è potenzialmente “salvabile”, ogni relazione può migliorare, può guarire e liberarsi dai “pesi” che la incrinano, e può farlo se entrambi i partner lavorano anzitutto su di sé e poi sul loro modo di stare insieme. Perché finché non si sta bene da soli, con se stessi, non si può essere in grado di costruire e mantenere una sana relazione di coppia. La seconda buona notizia è che se proprio la relazione non funziona, dopo aver fortificato le due singole individualità, entrambi riusciranno molto più facilmente a voltare pagina. Anche se questo nuovo capitolo, per motivi economici, dovesse tradursi in una separazione coabitativa nella stessa casa, saranno in grado di gestire la trasformazione della loro relazione in una convivenza in amicizia, nel rispetto degli spazi fisici ed emotivi di entrambi.


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