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Il termine Tantra è sanscrito e la sua traduzione è complessa, spaziando da “telaio” e “ordito” fino a “espansione” e “liberazione”, passando per “dottrina” e “pratica”. Indica oggi un insieme di testi ed insegnamenti esoterici di provenienza indiana, con varianti e diramazioni diffuse nel medio ed estremo oriente. All’insieme, nel suo complesso, si da il nome di tantrismo, da quando gli studiosi occidentali riscontrarono in alcuni testi induisti conosciuti come “Tantra” la presenza di insegnamenti molto diversi (e per loro scandalosi ed indecenti) dall’idea che si erano fatti della religiosità indiana.

Non c’è termine sanscrito che corrisponda a questo concetto di “tantrismo” o, per meglio dire, di “universo tantrico”. Esistono testi chiamati “Tantra”, esiste l’insegnamento dei Tantra (tantraśāstra) ed esiste l’aggettivo “Tantrico” (tāntrika), riferito però al praticante e non alla dottrina, per sottolineare la differenza tra dal discepolo della tradizione induista e vedica e quello che, invece, segue i testi Tantra.

Forse la spiegazione più appropriata del “tantrismo” è stata colta dall’accademico André Padoux, che lo inquadra come un substrato di spiritualità popolare, legato alla terra ed alla natura, che ha pesantemente influenzato l’intero sistema filosofico e religioso dell’induismo e del buddismo, infiltrandosi nei rituali, nella metafisica, nella teologia dell’India e dell’Asia.

“Vale per il tantrismo un’immagine che ricorre di frequente nei testi sapienziali – dice Padoux – quella di un elefante e dei ciechi che lo attorniano curiosi: ciascuno crede di essersi fatto un’idea precisa di ciò che ha davanti e lo identifica chi con la proboscide, chi con una zanna, chi con un orecchio…”

Ulteriori approfondimenti: “Orgasmo quantico”, Gloria Di Capua e Maurizio Lambardi, Anima Edizioni

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