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Amore non corrisposto

Lei lo amava alla follia, lui no. Entrambi si amavano, ma poi in uno dei due si è spezzato qualcosa e nell’altro no, con o senza l’intromissione di un terzo soggetto. Qualunque sia la situazione che generi un amore unidirezionale, esso provoca una sofferenza ed un vuoto profondi. Fa male. Tanto male.

 

E così ci si ritrova a rimuginare sulla vicenda, cercando una giustificazione in un fallimento personale, fino a pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato. Di essere sbagliati. Non abbastanza belli, non abbastanza bravi, non abbastanza.

L’autostima è come se venisse presa a pugni, sotterrata dalla sensazione di rifiuto. Si arriva perfino a sentirsi dei perdenti e a pensare ad ogni possibile metodo per potersi trasformare nella persona che l’amato ricambierà.

La parte più difficile da affrontare è la razionalizzazione del rifiuto, l’ammettere che nessuno ha il potere di generare l’amore in un altro essere umano. O succede o non succede. E poi rendersi conto che non si desidera veramente un legame affettivo con una persona che non apprezza ciò che siamo e ciò che potremmo essere. In altre parole: non vogliamo davvero chi non ci vuole. L’accettare che chi ci respinge vada respinto, completamente. Fa male, è difficile, ma non c’è altro da fare. Quindi inutile continuare a dedicarsi all’altro, che non ci desidera.

È il momento di dedicarci invece a noi stessi, all’autostima, alla crescita personale.

I primi ad amarci per come siamo, dobbiamo essere proprio noi. Solo nel momento in cui ci apprezziamo e stimiamo come esseri individuali possiamo davvero liberarci del falso mito che per essere felici sia necessario un partner.

Tutti almeno una volta sperimentiamo l’amore non corrisposto e non c’è nulla di strano. Se ne esce come da ogni trauma della vita: ricominciando da noi stessi e facendo leva su tutte le risorse individuali e relazionali di carattere positivo di cui disponiamo; dagli amici alla famiglia, dagli hobby alla soddisfazione professionale. Col tempo si accetta, razionalizza e supera sia l’accaduto che il dolore che ci ha causato.

Può essere sentore di allarme se la sofferenza si protrae eccessivamente nel tempo e non riusciamo a tornare ad investire su di noi e sulla nostra vita, oppure quando innamorarsi senza essere corrisposti sembra essere uno schema ricorrente.

Se ci succede spesso, allora il “copione” può essere sintomo della presenza di difficoltà personali su cui è opportuno lavorare per recuperare in benessere e qualità della vita.

Ad esempio una bassa autostima può spingerci ad essere attratti da persone che non ci ricambiano.

Una deprivazione affettiva nel contesto familiare può aver generato un profondo senso di solitudine che ci spinge a cercare ad ogni costo un legame, pur di non sentirci soli.

Una scarsa maturazione personale può averci relegato nella fantasia e nell’idealizzazione, facendoci così scegliere obiettivi irraggiungibili per non dover gestire una relazione reale e matura, per la quale non siamo pronti.

È importante accorgersene ed intervenire su noi stessi.

Prima di essere trascinati nelle spire della depressione, è fondamentale riprendere in mano le redini della nostra vita, senza dover risalire dal baratro dello sconforto più profondo.

 

È questo il caso di Roberto, 45enne single, con alle spalle una lunga formazione come counselor e coach, che si è rivolto al supporto di Gloria Di Capua e Maurizio Lambardi dopo una doppia delusione sentimentale: la fine di una relazione, seguita a breve distanza da un amore non corrisposto.

«In tanti anni di studio non avevo mai affrontato seriamente le mie ferite personali. L’amore non corrisposto, che ha seguito a distanza ravvicinata la brusca fine di un rapporto sentimentale importante mi aveva lasciato per mesi nello sconforto – racconta Roberto, ripensando al momento in cui ha deciso di contattare l’Accademia il Corpo e l’Anima – mi sentivo bloccato. Non era solo il dolore per l’amore infelice, era qualcosa di profondo, di esistenziale: mi sentivo sempre più depresso, isolato ed incapace di uscirne. Gli amici non mi confortavano, anzi, interagire con loro non faceva che acuire il mio malessere.»

E Roberto ha avuto il coraggio di chiedere aiuto e affrontare se stesso, di individuare le sue ferite infantili ed i suoi meccanismi: «La prima cosa che ho capito è che non esistono genitori infallibili, e anche se esistessero, non potrebbero comunque evitare di infliggere delle ferite ai figli. Con l’aiuto delle sedute individuali e dei corsi di Gloria e Maurizio credo di aver capito quali siano le mie. Fin da bambino –  continua a raccontare Roberto – io cercavo di essere il “figlio perfetto” conformandomi alle aspettative dei miei genitori ed ottenere così attenzione e gratificazione. Non cercavo di soddisfare i miei desideri ma i loro. Riconosco nella mia vita molti casi in cui ho inconsapevolmente ed automaticamente usato la stessa modalità con l’ambiente circostante, che si trattasse di relazione amorosa, sesso, amicizia o rapporti di lavoro, rinunciavo a quel che volevo io per assecondare le aspettative altrui. Inoltre credo di aver percepito un genitore come troppo presente, invadente perfino, e l’altro come troppo distante, anche emotivamente. Da cui la mia difficoltà a gestire le distanze col partner: troppo vicino risvegliava la paura di essere invaso e di perdere me stesso, troppo lontano sollecitava il timore di non essere amato, di essere abbandonato, di non essere abbastanza.»

Quelle individuate da Roberto sono alcune delle dinamiche che non condizionano solo il rapporto relazionale sentimentale, ma investono anche quello con gli amici, i familiari, i colleghi. Condizionano la vita. Cambiano i soggetti o i partner, ma mettendo in atto gli stessi meccanismi, arriviamo alle stesse dolorose conseguenze.

«Ne ho preso coscienza – conferma Roberto – li ho identificati e compresi, li sto razionalizzando. È un primo passo. Ho capito perché accumulo, accetto e poi sbotto fragorosamente, con grande sorpresa del mio interlocutore. Mi sento più libero di guardarmi dentro, di capire quali siano i miei desideri e di smettere di domandarmi cosa vogliano gli altri da me. Anche la mia vita sessuale ne trae giovamento, non vincolo più il mio piacere alla verifica della soddisfazione del partner. Questo percorso con Gloria e Maurizio mi sta aiutando a capire in profondità me stesso ed a leggere gli eventi della mia vita con una chiave di interpretazione che mi fornisce la possibilità di scegliere liberamente nel presente, uscendo dai miei schemi ricorrenti. Ad esempio ho scoperto che la mia predisposizione alla solitudine è frutto delle difese caratteriali, non di chi sono davvero. Che inconsapevolmente ho spesso scelto relazioni sentimentali a distanza, con tutta l’indicibile sofferenza della lontananza, perché l’avvicinamento prolungato del partner mi spaventava ancora di più. Anche questo non definisce chi sono, ma soltanto come ho reagito alle ferite del passato.»

Lavorare su se stessi non è qualcosa di semplice ed indolore, si deve uscire dalla propria zona di confort, accettare le proprie debolezze, le proprie ferite, i propri schemi e poi avere il coraggio di superarli.

«I primi passi sono stati i più duri – ammette Roberto – soprattutto durante i corsi, nell’espormi davanti ad altre persone continuando il lavoro individuale, superando resistenze e sofferenze, ma il miglioramento è stato netto. Sento già di avere un diverso approccio alle difficoltà della vita, una maggiore predisposizione a godere del momento, a lasciare andare inutili sovrastrutture caratteriali. Ho “nostalgia di casa” della mia zona confort, ma non tornerei indietro. Preferisco la gioia della consapevolezza, del provare tenerezza per i miei genitori, del riuscire a sentire gratitudine per gli amori che ci sono stati e per quello che verrà. Sono orgoglioso di investire su me stesso e sulla mia felicità.»


“Io e i miei bisogni” è un corso in cui potrai imparare a sentire i tuoi bisogni e comprendere la modalità per farli rispettare.

Si svolge nei pressi di Volterra, tutti gli anni nel mese di settembre.

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