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​​Le vittime ideali

vittime ideali
Un essere umano fragile, inconsapevole circa le proprie ferite, alla costante ricerca di essere amato, protetto, accudito. Un essere che brama di trovare l’anima gemella, inteso come quel partner idealizzato destinato a dedicargli finalmente tutta la cura e l’attenzione di cui ha bisogno e di cui è sempre stato privo. Un partner a cui legarsi per sempre, a cui delegare la propria felicità.
Vi suona familiare?
Generalmente questo ruolo di estrema dipendenza affettiva è ricoperto da donne, anche se non mancano “le quote azzurre”. Quello che resta invariabile è lo schema di come, purtroppo, si relazionano con il partner queste persone e di quali partner “attraggono” emanando questo tipo di energia, che è un’energia da preda facile.
Sono, infatti, le “vittime ideali” dei manipolatori relazionali, dei “carnefici”.
Si tratta di uomini (ma ci sono anche donne in questo ruolo) che, appena intravedono queste figure fragili, dipendenti, pronte all’adorazione incondizionata e all’auto-annientamento pur di avere un po’ di attenzione e di affetto, fanno scattare il loro incantesimo seduttivo e distruttivo. Afferrano la preda e la usano, senza scrupoli, senza riguardi e senza pietà, per i loro scopi. Generalmente si tratta di sfruttamento. Spesso sul piano sessuale, oppure economico, oppure semplicemente sul piano del potere. Lo schema tipico prevede una fase iniziale di romantica seduzione, interpretando il ruolo del partner perfetto, profondamente innamorato e pronto a fare qualsiasi cosa per conquistare l’amore dell’oggetto della propria venerazione (in realtà vittima designata), quindi procedono a infittire la rete dell’incantesimo di conquista, rendendo il partner completamente dipendente, coprendolo di menzogne lusinganti e poi sfruttando ogni aspetto di questa dipendenza per ottenere, appunto, un oggetto sessuale da usare a piacimento, oppure una rendita economica, oppure ancora uno schiavo d’amore. È un rapporto fondato su basi insane, sia dalla parte del manipolatore, che non nutre alcun sentimento d’amore per la sua vittima, sia dalla parte della vittima stessa, che confonde l’amore con la dipendenza e non gestisce la relazione sul piano adulto, ma su quello del bambino che farebbe qualsiasi cosa pur di elemosinare attenzioni, pur di essere rassicurato.
Per uscire da questo schema insano e distruttivo la vittima deve diventare consapevole delle sue fragilità e trovare la forza di smettere di porsi in questo modo. Oppure continuerà a cadere sempre nelle stesse trappole e la sua sofferenza non avrà mai fine.
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